Coaching e strategia per imprenditori del travel, dell'hospitality e del luxury. Da chi il turismo lo fa, non solo lo insegna.
Sono Giada Marabotto, business coach certificata e business strategist specializzata in turismo, luxury travel e hospitality. Da oltre quindici anni lavoro nel turismo organizzato: sono CEO di Volver Tour Operator e co-fondatrice della Luxury Travel Academy. Non sono una coach che ha scelto il turismo come nicchia di mercato: sono un'imprenditrice del turismo che ha deciso di formarsi anche come coach, per aiutare altri imprenditori a fare quello che ho fatto io.
È una differenza che si sente dalla prima sessione. Quando mi racconti che a novembre il conto corrente si svuota, che il tuo miglior venditore ti ha appena lasciato a marzo o che continui a lavorare quattordici ore al giorno per un margine che non cresce, non devo farmi spiegare il contesto. L'ho vissuto.

Il business coaching è un percorso strutturato in cui un professionista esterno ti aiuta a definire obiettivi chiari, individuare ciò che ti blocca e costruire la disciplina operativa per arrivare al risultato. Non è formazione: non c'è un programma uguale per tutti. Non è terapia: si lavora sull'azienda e sulle decisioni, non sul passato. E non è motivazione: le sessioni si chiudono con azioni e scadenze, non con frasi da poster.
Applicato al turismo, il coaching affronta problemi molto riconoscibili. L'imprenditore che è diventato il collo di bottiglia della propria azienda perché ogni preventivo passa da lui. Il titolare di agenzia che sa di dover alzare i prezzi ma non riesce a farlo perché teme di perdere i clienti storici. L'albergatore che vive di alta stagione e non ha mai avuto il tempo di progettare la bassa. Il professionista bravissimo tecnicamente che però nessuno conosce, e che continua a competere sul prezzo perché non ha costruito un posizionamento.
Nessuno di questi è un problema di strategia. Sono problemi di priorità, di decisioni rimandate e di organizzazione. È esattamente il terreno del coaching.
Nel turismo si lavora quasi sempre in emergenza: la stagione che parte, il gruppo da confermare, il cliente che chiama. Il risultato è che l'urgente mangia l'importante per anni interi. Il primo lavoro è separare le due cose e costruire un metodo per decidere in fretta senza decidere a caso.
La quasi totalità delle aziende turistiche che incontro ha lo stesso limite alla crescita: il titolare. Non per incapacità, ma perché nessuno gli ha mai mostrato come si costruisce una struttura che vende anche quando lui non c'è. Lavoriamo su ruoli, obiettivi individuali e strumenti di controllo — e sulla parte più difficile, cioè lasciar fare.
Alzare i prezzi è quasi sempre una questione psicologica prima che commerciale. Il lavoro è duplice: costruire il valore che giustifica la tariffa e smontare la convinzione, quasi sempre infondata, che i clienti se ne andranno. Il metodo con cui affronto la parte strategica lo trovi nella pagina consulenza hotel e nell'articolo su perché molte aziende del turismo investono senza ottenere risultati.
Nel turismo si compra da chi ci si fida. Per un consulente, un travel designer o un titolare di agenzia, l'autorevolezza personale è un asset commerciale misurabile: accorcia la trattativa e alza il prezzo che il mercato accetta. È il percorso che ho fatto io, e che racconto nell'articolo sul personal branding per professionisti del turismo.
Alcuni percorsi funzionano meglio in gruppo: il confronto tra imprenditori che affrontano gli stessi vincoli produce soluzioni che in sessione individuale non emergono. Progetto percorsi per reti di agenzie, consorzi, associazioni di categoria e team commerciali interni, anche insieme alla Luxury Travel Academy.
Ho conseguito la certificazione di Business Coach Internazionale dopo, e non prima, di aver costruito un'azienda. Volver Tour Operator, di cui sono CEO, ha chiuso il 2025 con 8 milioni di euro di vendite. Ho lavorato e collaborato con realtà come Meliá Hotels International ed Explora Journeys, e tenuto docenze con LUISS, Università di Genova e Il Sole 24 Ore Business School.
Sono referente per la Liguria della Federazione Turismo Organizzato (FTO), membro della Consulta Turismo dell'Università di Genova e tra le "100 donne del turismo e del MICE da seguire" per Quality Travel. Il percorso completo, certificazione inclusa, è nella pagina Chi sono; testimonianze e rassegna stampa in Dicono di me.
Lavoro in tutta Italia, online o in presenza, con base operativa tra Savona e Genova. Se cerchi un affiancamento più orientato alla strategia che al coaching, guarda i servizi di consulenza o, se operi in regione, la pagina sulla consulenza turistica in Liguria.
Le domande che mi fanno più spesso gli imprenditori prima di iniziare.
Il consulente ti dice cosa fare: analizza, produce un piano e te lo consegna. Il business coach lavora su come lo fai: obiettivi, priorità, decisioni, gestione del tempo e del team, e la disciplina di portare a casa i risultati. Io faccio entrambe le cose, perché nel turismo separarle non ha senso: una strategia commerciale perfetta non serve a nulla se l'imprenditore non riesce a delegare, se il team non la vende o se ogni stagione si riparte da capo. Nei percorsi lunghi il coaching è la parte che rende la consulenza sostenibile nel tempo.
Perché il turismo ha vincoli che un coach generalista non conosce: la stagionalità che concentra il fatturato in poche settimane, i margini schiacciati dall'intermediazione, il capitale circolante bloccato negli acconti, la dipendenza da OTA e portali, la difficoltà di trattenere personale qualificato. Un coach che non ha mai gestito un tour operator o un hotel ti darà strumenti giusti applicati al contesto sbagliato. Io lavoro nel turismo organizzato da oltre quindici anni e sono CEO di un tour operator: quando parliamo di cash flow di bassa stagione, sappiamo entrambi di cosa stiamo parlando.
Con imprenditori e titolari di aziende del turismo: tour operator, agenzie di viaggi, travel designer, hotel e strutture ricettive, property manager, professionisti che lavorano in proprio. E con i loro team, quando il percorso riguarda l'organizzazione commerciale e non solo la proprietà. La condizione che conta di più non è la dimensione dell'azienda, ma che chi ho davanti abbia potere decisionale e voglia davvero cambiare qualcosa.
Si parte da una call conoscitiva gratuita per capire il punto di partenza e se ha senso lavorare insieme. Da lì definiamo obiettivi misurabili e un calendario di sessioni, in genere quindicinali, online o in presenza. Ogni sessione si chiude con azioni concrete e una scadenza; la successiva parte dalla verifica di quelle azioni. I percorsi più brevi durano tre mesi, quelli di affiancamento seguono l'intero ciclo stagionale dell'azienda.
Sì. Ho conseguito la certificazione di Business Coach Internazionale dopo anni di attività imprenditoriale, e la affianco a una laurea in Marketing e Comunicazione, agli studi in Psicologia e al Master in Comunicazione Digitale del Sole 24 Ore Business School. Il certificato è pubblicato nella pagina Chi sono: nel coaching le credenziali contano, ma contano di più i numeri di chi ti sta di fronte.
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